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La Storia di Ghemme

Ghemme, situato lungo la strada statale che collega Novara alla Valsesia, ai piedi delle Colline novaresi deve la sua fama al prodotto più prezioso delle sue vigne, il celebre vino Ghemme D.O.C.G. Le origini certe di Ghemme risalgono al periodo Neolitico (Cultura del vaso a bocca quadrata - II millennio a.C): sulle colline sono stati infatti ritrovati reperti archeologici che attestano la frequentazione fin da quell'epoca (fondi di capanne, ceramica, oggetti in selce, ecc.). Importante centro in epoca romana, è l'unico "pagus" documentato del Novarese. Una lapide epistografa, conservata nella chiesa parrocchiale di Sizzano, documenta i "paganis agaminis", cioè gli abitanti del pagus di Ghemme. Numerosi ritrovamenti archeologici di edifici romani, di vasellame, vetri, ecc. testimoniano la presenza non solo di contadini ma anche di una classe di buone possibilità economiche, dedita al commercio e alla produzione agricola.
Ghemme è citato per la prima volta in una pergamena nell'anno Mille, quale "locus Agami". Qui risiedeva in quel momento il marchese Viberto, figlio di Dadone, e fratello di Arduino d'Ivrea, che cedette un intero villaggio a prete Bernone per una cospicua somma di denaro. Borgo di notevole importanza nel Medioevo, fu conteso da guelfi e ghibellini. Caposaldo dei Brusati, qui ebbe sede per alcuni anni il vicario dei guelfi novaresi nominato da Roberto d'Angiò, re di Napoli. In seguito il marchese del Monferrato pose a Ghemme un suo rappresentante. Già a partire dalla fine del '400 molte importanti famiglie novaresi e milanesi acquistarono case e terreni a Ghemme, attratte dalla fertilità dei campi e dalla bontà dei vini. Tra queste ricordiamo gli Avogadro, i Bagliotti, i Caccia, i Morbio, i Tornielli. Tra l'ottobre e il novembre 1467 Ghemme ospitò per un mese il duca di Milano Galeazzo Maria Sforza che qui concluse con Filippo di Savoia, fratello del duca Amedeo IX, la "Pace di Ghemme" e stabilì il contratto nuziale con Bona di Savoia, sorella di Filippo e Amedeo. Negli anni scorsi le vicende sono state oggetto di una rievocazione storica in costume.
Fu feudo dei Bergamino (XV secolo), dei Tettoni (XVI-XVII secolo), degli Homodei (XVII secolo), dei Modegnani (XVIII secolo), ed infine di Benedetto Maria Maurizio di Savoia, duca del Chiablese e marchese di Ghemme (dal 1763 all'occupazione napoleonica). I monumenti più significativi sono: la Chiesa parrocchiale, seicentesca, interamente affrescata nel Settecento, ricca di preziose opere d'arte; l'annesso Scurolo della Beata Panacea, opera dell'architetto ghemmese Alessandro Antonelli; ed il castello-ricetto, esempio di borgo fortificato tra i meglio conservati del Piemonte.






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